Con affiliazione sempre più convinta e partecipazione sempre più solidale un crescente numero di colleghi leggono e, con assiduità, seguono Oftalmologia Domani.
Il target della Rivista è sempre stato la divulgazione, offrire nuovi aggiornamenti, suscitare utili confronti, evidenziare argomenti controversi con il contributo di professionisti che più di altri hanno approfondito le tematiche in discussione.
Credo che negli anni questi obbiettivi siano stati raggiunti, e che il prestigio della Rivista sia ormai riconosciuto.
La direzione editoriale inizialmente pensata e indicata da Costantino Bianchi, indiscusso protagonista della divulgazione scientifica oftalmologica in Italia, viene ancora una volta percorsa, confermata e, con convinzione, condivisa.
Con uno sguardo verso il panorama oftalmologico internazionale la Rivista si è aperta a nuovi orizzonti scientifici attraverso il proficuo colloquio con molti apprezzati colleghi, universalmente riconosciuti come leader.
Lo squarcio da poco aperto nel mondo delle altre specialità mediche, che presentano campi di interesse comune, contribuisce a rendere la Rivista ancora più accattivante, ancora più completa.
Questi ampi orizzonti sono percorribili ed esplorabili grazie alla lungimiranza culturale della direzione della Rivista che ha appoggiato e, con condivisione, avallato questi fecondi percorsi interdisciplinari.
Altrettanto lusinghieri e di largo interesse sono i contatti che la Rivista sta intessendo con il mondo istituzionale, verso il quale è sempre tanto difficile rapportarsi.
I punti di forza della Rivista sono stati e restano tuttavia gli articoli ed il focus su “argomenti caldi”. Tanti colleghi inviano il loro contributo che con soddisfazione pubblichiamo, sicuri di rendere un servizio efficace all’interscambio di idee ed opinioni utili ai nostri lettori.
Il giornalismo scientifico è attività tanto ardua quanto gratificante. Oltre a diffondere e promuovere approfondimenti su specifiche tematiche, il suo più elevato intento è la discussione di condotte medico-chirurgiche che risultino infine efficacemente condivise a favore della salute dei nostri pazienti.
La Redazione di Oftalmologia Domani attende i vostri contributi ed è sempre aperta alle vostre richieste con sincera e favorevole accoglienza.
Buona lettura.

Dott. Antonio Marino
Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oftalmologia presso l’A.R.N.A.S. Garibaldi,
Azienda ospedaliera di Rilievo Nazionale di Alta Specializzazione, Catania
D: Come prima domanda vorrei che raccontasse per sommi capi il suo percorso professionale che da dirigente di I° livello presso l’Unità Operativa Complessa di Oftalmologia dell’A.O. Umberto di Siracusa la vede ora ricoprire la posizione apicale di Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oftalmologia presso l’A.R.N.A.S., Azienda ospedaliera di Rilievo Nazionale di Alta Specializzazione, che raggruppa i presidi ospedalieri "Garibaldi Centro" e "Garibaldi Nesima" a Catania, la più grande della Sicilia, seconda nel Meridione solo al Cardarelli di Napoli.
R: Innanzi tutto mi permetta di dire come è nato il mio l’interesse per l’oftalmologia. Tale interesse si è sviluppato fin da bambino visto che mio padre era oculista. Ricordo ancora oggi quando, piccolissimo, mi intrufolavo nel suo studio per guardarlo mentre visitava rimanendone affascinato.
Purtroppo mio padre è mancato quando io ero solo quattordicenne, ma questo piuttosto che ridurre la mia passione per l’oculistica l’ha enormemente aumentata.
Successivamente, dopo la laurea in medicina e la specializzazione in oftalmologia presso la clinica oculistica di Catania, ho vinto un dottorato di ricerca in farmacologia oculare sotto la direzione del Prof. Drago e del Prof. Reibaldi. Durante questo periodo ho condotto un’attività di ricerca sperimentale e clinica e contemporaneamente ho iniziato la mia attività privata aprendo vari studi. Questo tuttavia non mi permetteva di poter crescere in quello che era il mio principale interesse, cioè la chirurgia oftalmica. Per tale motivo in quel periodo progettavo di andare all’estero. Ma prima di poter concretizzare uno stage chirurgico fuori dall’Italia mia moglie mi convinse a partecipare ad un concorso di dirigente di I° livello presso l’Unità Operativa Complessa di Oftalmologia dell’A.O. Umberto I di Siracusa diretta dal Dott. Rapisarda.
Vinsi quel concorso e da lì il mio percorso professionale è completamente cambiato. Infatti, lavorando con Antonello Rapisarda, prima a Siracusa e poi a Catania presso l’Unità Operativa Complessa di Oftalmologia presso l’A.R.N.A.S. Garibaldi (Azienda ospedaliera di Rilievo Nazionale di Alta Specializzazione) di Catania, ho potuto realizzare le mie aspirazioni di crescita professionale soprattutto in ambito chirurgico. Sono stati anni bellissimi e stimolanti sia da un punto di vista professionale che umano.
Dal 2014, anno in cui Antonello Rapisarda è andato in pensione, ho avuto l‘onore di poter dirigere l’Unità Operativa Complessa di Oftalmologia dell’A.R.N.A.S Garibaldi di Catania.
D: Dopo un’iniziale attività di ricerca al Centro di Farmacologia Oculare dell'Università di Catania diretto dal professor Filippo Drago ha svolto numerosi stage: all'ospedale "NHMZ" di Atene, nella Clinica Oftalmologica dell'Università di Uppsala in Svezia, nella Clinica Oftalmologia dell'Università di Monaco, all'Istituto Universitario di diagnosi e ricerca sul glaucoma ad Indianapolis in USA, presso l’Istituto Oftalmologico Fernadez-Vega di Oviedo in Spagna solo per citarne alcuni.
Quali esperienze e input ha ricevuto da questi soggiorni di studio? Com’è cambiata di volta in volta la sua vita professionale?
R: Gli stage presso centri oftalmologici in Italia ed all’estero sono estremamente formativi sia per approfondire specifici settori in oculistica che per conoscere differenti sistemi organizzativi e approcci professionali. A me sono serviti molto e ritengo che oggi i giovani oftalmologi debbano fare questo tipo di esperienze per poter migliorare la loro crescita professionale
D: Anche se un dirigente di un’unità complessa di oftalmologia, specialmente di prestigio come il Garibaldi di Catania deve essere, per forza di cose, un chirurgo capace ed operativo a 360°, di ampie vedute e con capacità organizzative più che ragguardevoli, tuttavia la sua inclinazione e predisposizione per la chirurgia vitreo-retinica e per il glaucoma sono sotto gli occhi di tutti.
Certamente le esperienze professionali vissute avranno avuto il loro peso. Permane tuttavia il dubbio se la propensione verso la chirurgia sia una qualità che si acquisisce nel tempo, o in parte sia innata. Insomma, il quesito è sempre lo stesso, tanto semplice quanto enigmatico: chirurghi oftalmici si nasce o si diventa? Non è vero che se non ci sono le necessarie predisposizioni genetiche ci si ferma al palo, si sopravvive in una “aurea mediocritas” di oraziana memoria, che pur se “aurea” sempre “mediocritas” resta?
R: Mi permetta di fare una piccola premessa rispondendo a questa domanda: cosa ci vuole per diventare un buon chirurgo? Occorrono tre caratteristiche, che sono comuni in molte altre azioni di una donna o di un uomo (per esempio diventare un buon tennista) cioè: testa (per intenderci intelligenza e gestione dell’emotività), conoscenza della tecnica e, infine, manualità. Tutte e tre queste caratteristiche possono essere allenate ed affinate, ma quella nella quale è più difficile intervenire è la testa (questo, per esempio, in ambito tennistico può spiegare la differenza tra Sinner e Fognini).
Per rispondere alla sua domanda ritengo che avere delle buone attitudini nel gestire la testa e/o essere dotati di una buona manualità possa migliorare e velocizzare l’apprendimento chirurgico.
D: Uno degli oneri che si acquisisce con le crescenti e riconosciute capacità cliniche e chirurgiche è il dovere di trasferire ai più giovani le proprie acquisizioni, le proprie esperienze. Un presidio così prestigioso come il Garibaldi è aperto ai giovani, integrato nell’insegnamento, si coordina e collabora con l’Accademia universitaria? Cosa ci racconta dei suoi insegnamenti ai tanti giovani che come osservatori frequentano le sue camere operatorie? Com’è l’insegnamento nell’ambiente ospedaliero, sicuramente meno paludato di quello accademico?
R: L’UOC di oftalmologia del Garibaldi di Catania fa parte della rete formativa della scuola di specializzazione di oftalmologia dell’Università di Catania e presso le nostre sale operatorie abbiamo il piacere di ospitare, come osservatori, tanti giovani oculisti.
Io ritengo che trasferire le conoscenze rappresenti un obbligo sia istituzionale che etico: l’evoluzione dell’umanità avviene infatti tramandando il sapere di ognuno, che poi viene implementato e migliorato dalle successive generazioni.br />
In ambito ospedaliero la formazione dei giovani oculisti avviene in maniera più pratica che nozionistica.
D: Se dovesse dare una priorità ai consigli per i giovani che si affacciano al mondo dell’Oftalmologia, tenendo conto della sua esperienza, quale scaletta di valori riterrebbe più utile suggerire? Quali gli errori da evitare? La dicotomia spesso presente agli esordi tra apprendimento ed indipendenza economica come si concilia, come si affronta nel percorso di formazione professionale? Potrebbero essere utili supporti economici dopo la specializzazione per sostenere al meglio gli stage così importanti ma anche così costosi?
R: Certamente non è semplice dare consigli ai giovani oculisti di oggi poiché il contesto attuale è molto diverso rispetto a quello che ho vissuto io durante la mia formazione professionale. Un oftalmologo del 2025 ha molte più opportunità rispetto al passato potendo scegliere tra attività nel pubblico, nel privato o nel convenzionato con il SSN.
Tuttavia, per poter scegliere in maniera libera è indispensabile avere un’elevata qualifica professionale, quindi il mio consiglio è quello di investire i primi anni della propria carriera in particolar modo sulla crescita ed il perfezionamento delle conoscenze oftalmologiche. Tutto questo è ancor più necessario se un giovane oculista ambisca a fare il chirurgo.
D: Ringraziandola per la sua disponibilità anche a nome di tutta la Redazione, vorrei che inviasse un messaggio alle nuove generazioni. Non senza difficoltà e poche incertezze si affacciano nel mondo dell’Oftalmologia con timori e tante incertezze. Cosa vuol dire loro?
R: Non credo di essere nella posizione di poter dare un messaggio alle nuove generazioni. Ma mi limito a riferire ciò che dico spesso ai miei figli. È importante avere degli obiettivi e per raggiungerli è necessario il concorso di alcuni elementi: passione e perseveranza; impegno e spirito di sacrificio; capacità di imparare dalle difficoltà, dagli insuccessi, ma anche dai successi.
Infine c’è un proverbio che recita “meglio l’uovo oggi che la gallina domani”: ai miei figli dico che in alcuni casi non va applicato poiché a volte solo puntando alla gallina si possono fare grandi cose.
