Con affiliazione sempre più convinta e partecipazione sempre più solidale un crescente numero di colleghi leggono e, con assiduità, seguono Oftalmologia Domani.
Il target della Rivista è sempre stato la divulgazione, offrire nuovi aggiornamenti, suscitare utili confronti, evidenziare argomenti controversi con il contributo di professionisti che più di altri hanno approfondito le tematiche in discussione.
Credo che negli anni questi obbiettivi siano stati raggiunti, e che il prestigio della Rivista sia ormai riconosciuto.
La direzione editoriale inizialmente pensata e indicata da Costantino Bianchi, indiscusso protagonista della divulgazione scientifica oftalmologica in Italia, viene ancora una volta percorsa, confermata e, con convinzione, condivisa.
Con uno sguardo verso il panorama oftalmologico internazionale la Rivista si è aperta a nuovi orizzonti scientifici attraverso il proficuo colloquio con molti apprezzati colleghi, universalmente riconosciuti come leader.
Lo squarcio da poco aperto nel mondo delle altre specialità mediche, che presentano campi di interesse comune, contribuisce a rendere la Rivista ancora più accattivante, ancora più completa.
Questi ampi orizzonti sono percorribili ed esplorabili grazie alla lungimiranza culturale della direzione della Rivista che ha appoggiato e, con condivisione, avallato questi fecondi percorsi interdisciplinari.
Altrettanto lusinghieri e di largo interesse sono i contatti che la Rivista sta intessendo con il mondo istituzionale, verso il quale è sempre tanto difficile rapportarsi.
I punti di forza della Rivista sono stati e restano tuttavia gli articoli ed il focus su “argomenti caldi”. Tanti colleghi inviano il loro contributo che con soddisfazione pubblichiamo, sicuri di rendere un servizio efficace all’interscambio di idee ed opinioni utili ai nostri lettori.
Il giornalismo scientifico è attività tanto ardua quanto gratificante. Oltre a diffondere e promuovere approfondimenti su specifiche tematiche, il suo più elevato intento è la discussione di condotte medico-chirurgiche che risultino infine efficacemente condivise a favore della salute dei nostri pazienti.
La Redazione di Oftalmologia Domani attende i vostri contributi ed è sempre aperta alle vostre richieste con sincera e favorevole accoglienza.
Buona lettura.

Paolo D’Achille
Presidente dell'Accademia della Crusca
Professore ordinario di Linguistica Italiana
Dipartimento di Studi Umanistici - Università degli Studi Roma Tre
Officier dans l'Ordre des Arts et des Lettres de France
Nome accademico: Integrale
Motto: Dentro ogni tutto, ed antico e novello
Socio dal 16 maggio 2011
Accademico ordinario dall'11 settembre 2013; presidente dal 28 aprile 2023
Professore ordinario di Linguistica Italiana presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Roma Tre, via Ostiense 234 - 00146.
È stato presidente della SILFI (Società Internazionale di Linguistica e Filologia Italiana) dal 2000 al 2002, segretario dell’ASLI (Associazione per la Storia della Lingua Italiana) dal 1999 al 2002, membro del Comitato Esecutivo della SLI (Società di Linguistica Italiana) dal 2007 al 2010; coordinatore della Sezione Scuola dell’ASLI dal 2012 al 2016. È socio ordinario dell’Arcadia e socio effettivo della Società Romana di Storia Patria.
Ha fatto parte del comitato scientifico della Enciclopedia dell’italiano (Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2010-2011). È membro del comitato direttivo di "Lingua e stile" dal 2019 (coordinatore dal 2021), dell’"Archivio per il Vocabolario Storico Italiano" dal 2018; dal 2005 al 2008 è stato direttore della "Rid.IT Rivista on line di Italianistica"; dal 2012 è direttore, insieme ad Alda Rossebastiano, della collana “Stiledia - Storia dell’Italiano, Lessicologia, Dialettologia” per la Società Editrice Romana - ItaliAteneo.
Dal 2018 è membro del comitato scientifico della "RID. Rivista italiana di Dialettologia", per la quale è stato corrispondente per il Lazio dal 1987 al 2022; dal 2004 è “rédacteur correspondant” in Italia per la "Revue Romane"; è membro del comitato scientifico di "LId’O. Lingua italiana d’oggi" dal 2006, del "Siculorum Gymnasium" dal 2015, della rivista polacca "Translatorica & Translata" dal 2018, di “Letteratura e dialetti” dal 2023.
Nel 2019 ha ottenuto il Premio Letterario Nazionale “Nicola Zingarelli” - Premio Speciale “Non omnia possumus omnes”. Nel 2024 ha ricevuto il Premio speciale “Visioni” nell’ambito del festival Parole in cammino. Il festival dell’Italiano e delle lingue d’Italia. Nel luglio del 2024, ha ricevuto dalla Ministra della Cultura della Repubblica francese Rachida Dati l’onorificenza di Ufficiale nell’Ordine delle arti e delle lettere, che gli è stata consegnata all’Accademia della Crusca il 14 febbraio 2025 dal Console generale e Direttore dell’Institut français, Guillaume Rousson.
Si è occupato di vari temi e problemi di storia della lingua italiana, studiando in particolare i rapporti tra il parlato e lo scritto, la produzione semicolta e in genere le varietà diafasiche e diastratiche in prospettiva storica, la lingua del melodramma e del teatro, le scritture esposte, specifiche questioni di morfologia flessiva e lessicale e di sintassi.
Ha studiato anche vari aspetti dell’italiano contemporaneo, occupandosi dei neologismi, del problema dell’editing e della revisione redazionale dei testi, delle varietà regionali di italiano, del linguaggio giovanile, della lingua di vecchi e nuovi media, di onomastica, della lingua e delle idee linguistiche di Pasolini, delle innovazioni dell’italiano dopo il 2000.
Negli ultimi anni ha svolto (da solo o in collaborazione con altri studiosi) ricerche sul lessico e la formazione delle parole in prospettiva storica, occupandosi di termini di colore, composti aggettivali, nomi comuni derivati da nomi propri, nomi di mestieri, suffissati in -ata, nonché di francesismi di uso internazionale.
Ha inoltre condotto ricerche sulla situazione linguistica romana e laziale, con particolare riferimento alla produzione scritta dei secc. XIV-XVIII, e su problemi di fonetica, morfologia, sintassi e lessico del dialetto romanesco dall’Ottocento a oggi. Nel 2003 ha pubblicato, insieme a Claudio Giovanardi, il Vocabolario del romanesco contemporaneo.
È responsabile del Servizio di consulenza linguistica e direttore del periodico "La Crusca per voi" dal 2015, membro del comitato scientifico di ArchiDATA dal 2017, membro del comitato scientifico di "Italiano digitale" dal 2018, direttore della nuova serie della collana “Strumenti e testi” dal 2022. Dal 2019 è rappresentante della Crusca nella Commissione del MUNDI – Museo Nazionale dell’Italiano.
D: Come prima domanda vorrei soffermarmi sulla data del 28 aprile 2023, giorno della nomina a presidente dell'Accademia della Crusca, momento fondamentale nel percorso della Sua brillante carriera. Vuole riferire per sommi capi ai nostri lettori, prima di inoltrarci nell’elette attività dell’accademia, il Suo percorso professionale nel mondo universitario dove attualmente ricopre la carica di professore ordinario di Linguistica Italiana nel Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Roma Tre, e nell’Accademia, nella quale è stato socio dal 2011, Accademico ordinario dal settembre 2013, membro del Consiglio direttivo dal maggio 2017, Vicepresidente dal giugno 2022, fino ad essere eletto Presidente, il primo di nascita capitolina, al posto di Claudio Marazzini, attualmente Presidente onorario?
R: Ricordare in breve una lunga storia non è semplice.
Posso dirle che, dopo la maturità classica al Liceo Giulio Cesare, mi sono laureato in Lettere alla Sapienza, con una tesi in Lingua e Letteratura rumena, nel dicembre 1977. Poco dopo incontrai il prof. Francesco Sabatini, sotto la cui guida mi orientai verso la storia della lingua italiana, pubblicando nel 1982 una Cronaca abruzzese tre-quattrocentesca, predisponendo poi una bibliografia dei testi e degli studi sui dialetti di Roma e del Lazio (che pubblicai nel 1984 insieme a Claudio Giovanardi) e infine nel 1987, insieme a lui e a Sergio Raffaelli, un volume sulle scritture esposte nella Roma medievale.
Sabatini diresse anche la mia tesi di dottorato di ricerca in Linguistica, che – dopo aver vinto il concorso di ammissione nel 1983 – discussi nel 1987. La tesi fu alla base del mio studio più corposo: Sintassi del parlato e tradizione scritta nella lingua italiana, che pubblicai nel 1990.
Nel 1991 vinsi un concorso da ricercatore all’Università dell’Aquila, nel 1992 presi servizio come professore associato presso la neonata Università Roma Tre (che allora si chiamava Terza Università di Roma). Diventai ordinario alcuni anni dopo, nel 2000. Presso il mio Ateneo ho ricoperto vari ruoli istituzionali; nel frattempo ho continuato le mie ricerche, in varie direzioni, sia sulla storia linguistica italiana, sia sull’italiano di oggi. Così, nel 2011, sono diventato membro dell’Accademia della Crusca, cosa che non mi sarei mai immaginato; esserne poi diventato presidente è un onore, e cerco di impegnarmi al massimo delle mie possibilità, pur nella consapevolezza dei miei limiti. Ma l’aiuto degli altri accademici, in particolare dei membri del direttivo e dei presidenti onorari, del personale della Crusca e dei tanti collaboratori, tra cui alcuni miei allievi, è stato ed è fondamentale.
D: Universalmente, in Italia e nel mondo, l'Accademia della Crusca è uno dei principali punti di riferimento per le ricerche sulla lingua italiana.
Nata a Firenze alla fine del XVI secolo, nel 1583, anno della sua stabile costituzione, per idea di alcuni illustri letterati fiorentini, la “brigata dei crusconi”, deve a Lionardo Salviati, che ai fondatori subito si aggiunse, la prima vera stesura del suo programma culturale. Dalle animate e numerose riunioni che precedettero i suoi esordi, le "cruscate", trasse l’origine il nome, Accademia della Crusca, con chiaro riferimento alla dottrina del discernimento, della separazione tra l’originale e il posticcio, tra la crusca e la farina. Si voleva indicare, non solo metaforicamente, il percorso che si voleva intraprendere: la ripulitura della lingua italiana.
Come motto si scelse "il più bel fior ne coglie" dai versi del Canzoniere di Francesco Petrarca, i Rerum vulgarium fragmenta, considerato per secoli modello di eccellenza stilistica. Una ricca simbologia riferita al grano e al pane caratterizzò, e ancor oggi caratterizza, la vita dell’Accademia, dal suo simbolo, il frullone o buratto, strumento adatto per separare il fior di farina dalla crusca, agli stemmi degli accademici, le pale di legno allegoricamente dipinte, con gli stilemi dell’accademico, il soprannome e il motto prescelti secondo l’ascendenza letteraria.
Lei come nome accademico ha scelto “Integrale”, segno di speculativa indagine sulla lingua antica e moderna, momento statico e dinamico, sincronico e diacronico; come motto, dalle poesie di Tommaso Campanella, intreccio mirabile tra lirica e filosofia, ha scelto “Dentro ogni tutto, e antico e novello”.
Vuole condividere queste Sue scelte, per la maggior parte dei nostri lettori enigmatiche?
R: Per quanto riguarda la storia dell’Accademia posso aggiungere solo che il frullone era una macchina di recente invenzione: gli accademici, che erano per lo più giovani, guardavano evidentemente al futuro. Se è vero che il motto scelto dall’Accademia è tratto da Petrarca, bisogna dire che la Crusca ebbe un ruolo fondamentale nel recuperare Dante come “padre della lingua italiana”. Nel 1595 ne curò la prima edizione moderna, dopo quella di Bembo, in cui per la prima volta il poema ebbe il titolo di Divina Commedia, ma soprattutto accolse molte parole di Dante nel suo Vocabolario, che fu pubblicato per la prima volta a Venezia nel 1612 e che costituì il primo grande dizionario di una lingua moderna.
Per quanto riguarda la mia pala, presentata in Accademia all’inizio del 2020, è stata realizzata dal giovane pittore Francesco Campese. Il nome di Integrale è stato scelto per dire che oggi un po’ di crusca è necessaria, per dare più fibre al pane, e il motto vuole indicare che è indispensabile studiare la lingua antica, ma è importante anche lo studio della lingua contemporanea, per stabilire una continuità tra passato e presente. Poi, Tommaso Campanella scrisse la poesia da cui ho ricavato il motto negli stessi anni in cui la Crusca pubblicava il suo Vocabolario.
D: Parliamo dell’organizzazione dell’Accademia.
Gli accademici ordinari della Crusca, nominati per cooptazione, sono in tutto venti. Di questi non meno di cinque devono risiedere a Firenze o nelle immediate vicinanze. Si possono aggregare, su proposta di almeno cinque Ordinari, con approvazione del Collegio, altri quaranta accademici corrispondenti, venti italiani e venti stranieri. Da queste regole statutarie si evince e traspare, a tuttotondo, la severità adottata nella selezione degli accademici, ancor più per gli ordinari. Vuole rendere edotti tutti noi sul mondo così poco conosciuto dell’Accademia? I rapporti tra l’Italia e le altre nazioni, assicurati dagli accademici corrispondenti esteri, come effettivamente si attuano ed efficacemente si concretizzano?
R: Gli accademici “effettivi” possono essere al massimo 20 per ogni classe (ordinari, corrispondenti italiani, corrispondenti esteri), ma chi ha compiuto 70 anni e ricoperto il ruolo che occupa da oltre 5 anni diventa emerito (soprannumerario) e “libera” il suo posto, senza perdere i diritti (e i doveri) del proprio ruolo.
I nuovi accademici vengono eletti nel corso di un collegio accademico straordinario, e la cooptazione avviene grazie alla presentazione di un accademico, controfirmata da almeno altri 4 accademici. Si diventa accademici per i meriti acquisiti nello studio della lingua italiana, ma gli accademici non sono solo storici della lingua italiana, linguisti e filologi italiani e romanzi, ma anche giuristi (è tale il nostro decano, Piero Fiorelli), scienziati (fu accademico Galileo Galilei, lo è ora la biologa Maria Luisa Villa, che si è battuta per il mantenimento dell’uso dell’italiano nel linguaggio scientifico, dove è stato ceduto il campo all’inglese).
Quasi tutti gli accademici corrispondenti esteri svolgono una funzione importantissima per la promozione dello studio dell’italiano nei paesi dove insegnano.
D: Parliamo delle attività e degli obbiettivi dell’Accademia. Negli oltre quattro secoli di vita e fervente attività, imperituro impegno della Crusca è sempre stato proteggere e mantenere "pura" la lingua italiana. È del 1612 la prima edizione del Vocabolario degli Accademici, stampato a Venezia, ampliato e ripubblicato più volte fino al 1923, pietra miliare della nostra lingua. Ha ispirato tanti studiosi di altre accademie europee verso la ricerca lessicografica, com’è successo in Francia, Germania e Inghilterra. Nel 1636, il cardinale Richelieu creò l'Académie française, prendendo il Vocabolario della Crusca a modello. Nel 1971 si svolse, per iniziativa dell'Accademia, un summit internazionale sulla lessicografia, alla quale parteciparono rappresentanti del Trésor de la langue française, del Dizionario inglese di Oxford, del Vocabolario tedesco, sezione di Gottinga, del Seminario di lessicografia spagnola di Madrid, del Vocabolario di antico scozzese di Edimburgo, del Vocabolario dell’antico rumeno di Bucarest, del Vocabolario dell’Accademia svedese di Lund e dell’Istituto di lessicografia olandese di Leida.
Quali insegnamenti si trassero da quella storica esperienza?
Tra le altre attività, particolare ruolo nell’Accademia assume il gruppo "Incipit". Ha la funzione di monitorare i neologismi e forestierismi incipienti sin dal loro primo apparire nella lingua italiana. Con l’avvento dei social e dei mezzi telematici, sempre più diffusi e utilizzati, il pullulare di termini “freschi” sembra inevitabile, del tutto inarrestabile. Qual è la funzione dell’Accademia a tale riguardo? Come convogliare nell’alveo della giusta lessicografia tante nuove esuberanze linguistiche? Per i suoi studi si è tra l’altro occupato proprio di neologismi, e tra le tante benemerenze, ha ricevuto nel 2024, dalla Ministra della Cultura francese Rachida Dati, l’onorificenza di Ufficiale nell’Ordine delle arti e delle lettere.
Il problema della tutela della lingua è, d’altra parte, sentito anche in altri paesi. Cosa ci dice a riguardo?
R: Negli anni Settanta l’inglese non era l’unica lingua internazionale e quindi il plurilinguismo era più diffuso; oggi con la pervasività dell’inglese devono fare i conti tutte le lingue di cultura anche all’interno dei paesi in cui vengono parlate. L’incontro internazionale a cui Lei fa riferimento è stato il punto di partenza perché la Crusca si confrontasse con le principali accademie europee per mostrare la funzione delle lingue di cultura. Ci sono state infatti anche iniziative più recenti, specie durante la presidenza del mio maestro Francesco Sabatini.
Per quanto riguarda il gruppo “Incipit”, si tratta di un’iniziativa del mio predecessore, Claudio Marazzini, con la quale si è cercato di suggerire sostituti di anglismi non ancora acclimatati nel lessico italiano. I comunicati di “Incipit” hanno suscitato un certo interesse da parte della stampa, ma le proposte, devo dire, non hanno avuto molto séguito. In ogni caso, oltre a “Incipit”, l’Accademia ha altre modalità per esprimere il proprio punto di vista sulla lingua contemporanea e il suo insegnamento: c’è il servizio di Consulenza, che risponde ai dubbi linguistici (dovuti spesso anche ai mutamenti sociali e culturali) e scheda le "parole nuove", non ancora registrate dalla lessicografia (e non si tratta solo di anglismi); c’è la Crusca Scuola, che propone nuove strategie di insegnamento.
Certo, alcuni problemi che esistono qui in Italia si pongono anche all’estero; ma, diciamo la verità, in Francia e in Spagna c’è un maggiore sentimento nazionale che cerca di preservare le lingue di questi paesi dall’invadenza dell’inglese (la cui conoscenza, peraltro, è oggi indispensabile).
D: Come ultima domanda Le chiedo quali sono le iniziative che l’Accademia intende attuare come argine all’utilizzo sempre più frequente di termini stranieri, i cosiddetti anglismi. Con i neologismi, costituiscono spesso barriere nella comunicazione istituzionale, e sono frequente causa di discriminazione sociale.
In Svezia, dal 2009, esiste una legge (Språklag) a protezione della lingua nazionale, come dal 2022 in Norvegia (Lov om språk), per non parlare della legge Toubon in Francia. Anche in Italia, nello stesso anno, sono state prese iniziative simili, con nuove proposte di legge. Nella nostra nazione, dove ancora diffuso è l’analfabetismo di ritorno, l’abuso di neologismi e anglismi nella comunicazione potrebbe creare e aggravare maggiormente diseguaglianze sociali, già tanto diffuse.
R: Sì, questo è vero e infatti l’Accademia prende posizione nei confronti degli anglismi o di altre nuove proposte che riguardano la lingua (per esempio nella tematica del linguaggio inclusivo, oggi molto sentita) solo con riferimento agli usi istituzionali, perché l'italiano della pubblica amministrazione deve essere chiaro per tutti i cittadini, anche per quelli che non conoscono l’inglese.
L’Accademia non ha però alcun potere politico. La questione dell’insegnamento/apprendimento dell’italiano, della sua conoscenza da parte dei cosiddetti “nuovi italiani”, del mantenimento del contatto tra l’italiano letterario del passato e la lingua di oggi è un tema che dovrebbe essere trasversale, stare a cuore all’intero mondo della politica. Invece, da un lato le diverse posizioni ideologiche trovano proprio nella lingua un terreno di scontro, dall’altro le iniziative legislative sulla "difesa" dell'italiano vengono spesso sbandierate, ma poi di fatto non portate a termine.
La Crusca, comunque, c’è, è attiva, ed è sempre disposta a dare i suoi pareri, quando viene interpellata, cosa che però, devo dirlo, non avviene spesso.
La ringrazio immensamente per aver concesso alla nostra Rivista questa esclusiva intervista a nome di tutta la Redazione e, in particolare, del direttore Antonello Rapisarda, che con grande favore ed entusiasmo ha accolto questa iniziativa.
I nostri lettori, dopo questa lettura, di sicuro saranno ancor più attenti e interessati alle problematiche della lingua italiana che, con assoluta certezza, si eleva su tutti gli altri idiomi esistenti per il legame che ha saputo mantenere con la propria tradizione medievale.
