Con affiliazione sempre più convinta e partecipazione sempre più solidale un crescente numero di colleghi leggono e, con assiduità, seguono Oftalmologia Domani.
Il target della Rivista è sempre stato la divulgazione, offrire nuovi aggiornamenti, suscitare utili confronti, evidenziare argomenti controversi con il contributo di professionisti che più di altri hanno approfondito le tematiche in discussione.
Credo che negli anni questi obbiettivi siano stati raggiunti, e che il prestigio della Rivista sia ormai riconosciuto.
La direzione editoriale inizialmente pensata e indicata da Costantino Bianchi, indiscusso protagonista della divulgazione scientifica oftalmologica in Italia, viene ancora una volta percorsa, confermata e, con convinzione, condivisa.
Con uno sguardo verso il panorama oftalmologico internazionale la Rivista si è aperta a nuovi orizzonti scientifici attraverso il proficuo colloquio con molti apprezzati colleghi, universalmente riconosciuti come leader.
Lo squarcio da poco aperto nel mondo delle altre specialità mediche, che presentano campi di interesse comune, contribuisce a rendere la Rivista ancora più accattivante, ancora più completa.
Questi ampi orizzonti sono percorribili ed esplorabili grazie alla lungimiranza culturale della direzione della Rivista che ha appoggiato e, con condivisione, avallato questi fecondi percorsi interdisciplinari.
Altrettanto lusinghieri e di largo interesse sono i contatti che la Rivista sta intessendo con il mondo istituzionale, verso il quale è sempre tanto difficile rapportarsi.
I punti di forza della Rivista sono stati e restano tuttavia gli articoli ed il focus su “argomenti caldi”. Tanti colleghi inviano il loro contributo che con soddisfazione pubblichiamo, sicuri di rendere un servizio efficace all’interscambio di idee ed opinioni utili ai nostri lettori.
Il giornalismo scientifico è attività tanto ardua quanto gratificante. Oltre a diffondere e promuovere approfondimenti su specifiche tematiche, il suo più elevato intento è la discussione di condotte medico-chirurgiche che risultino infine efficacemente condivise a favore della salute dei nostri pazienti.
La Redazione di Oftalmologia Domani attende i vostri contributi ed è sempre aperta alle vostre richieste con sincera e favorevole accoglienza.
Buona lettura.
Carriera accademica
Il Professor Roberto Antonelli, allievo di Aurelio Roncaglia ordinario di filologia ed insigne critico letterario, è stato nominato con il D.M. 338 31/07/2018 vicepresidente dell'Accademia dei Lincei di cui oggi è Presidente. È socio straniero della Académie des Inscriptions et Belles-Lettres. È professore emerito di filologia e linguistica romanza alla Sapienza - Università di Roma, dopo essere stato assistente dal 1965, associato dal 1981, ordinario dal 1985; ha insegnato anche presso l'Università degli Studi dell'Aquila. È Presidente della Società Filologica Romana dal 2010, Presidente della Société de Linguistique Romane dal 2016 e Presidente della Fondazione Primoli. È stato Presidente della «Casa delle culture» di Roma.
È stato Presidente dell’Ateneo federato delle Scienze umane, delle Arti e dell’Ambiente della “Sapienza” Università di Roma dal 2008 al 2010; Preside della Facoltà di Scienze umanistiche dal 2004 al 2008; Direttore del Dipartimento di Studi romanzi dell'Università di Roma «Sapienza» dal 1991 al 1997 e dal 2003 al 2004 è diventato professore emerito di Filologia romanza della Sapienza, vicepresidente dell'Accademia Nazionale dei Lincei e presidente nel 2021.
Attività editoriale
È stato vicedirettore e autore di molti saggi della Letteratura Italiana Einaudi, fondatore della rivista «Critica del Testo», fondatore e condirettore delle collane «Testi, studi e manuali», «Scritture romanze» e "Filologia informatica - Letteratura europea" del Dipartimento di Studi romanzi dell’Università «La Sapienza». Dirige la rivista «Studi romanzi». Ha curato (e in parte scritto) manuali e antologie come l'Europa degli scrittori: storia, centri, testi della letteratura italiana ed europea (Firenze, La nuova Italia, 2008), Il senso e le forme: storia e antologia della letteratura italiana (Firenze, La nuova Italia, 2011). Ha curato l'edizione italiana del saggio di Ernst Robert Curtius Letteratura europea e Medio Evo latino (Firenze, La nuova Italia, 1993; ristampato più volte). Come filologo ha curato per I Meridiani l'edizione critica con commento delle Rime di Giacomo da Lentini (Milano Mondadori, 2008). Dirige la collana Biblioteca di Studi romanzi della Casa editrice Viella.

Roberto Antonelli
Presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei
D: Come prima domanda vorrei invitarla ad alcune considerazioni sulla nascita dell’Accademia. La consapevolezza della potenza del pensiero speculativo caratterizzò, in maniera decisiva, la vita culturale del Seicento in Italia, considerato “secolo di ferro” per le grandi guerre, contrasti sociali, rivolte, carestie e pestilenze, ma anche “secolo d’oro” per il fiorire di arte, letteratura e scienza. Molte furono le accademie di ispirazione letteraria, artistica e filosofica che nacquero in quell’epoca di così forti contrasti. Nel 1603 a Roma, su iniziativa del patrizio umbro-romano Federico Cesi, appassionato e studioso in special modo di botanica, a soli 18 anni, con la collaborazione del medico olandese Johannes van Heeck, italianizzato Giovanni Ecchio, del marchigiano matematico Francesco Stelluti, e dell’astronomo Anastasio de Filiis di Terni, venne istituita l’Accademia dei Lincei, la prima a carattere eminentemente scientifico in Italia e in Europa. Il metodo di ricerca prescelto prevedeva rispetto della tradizione aristotelico-tolemaica, ma nessun vincolo e limite nell’indagine scientifica. Per emblema fu scelta la Lince, e come motto identitario “Sagacius ista”. Tra i primi illustri aderenti troviamo il napoletano Giovanni Battista Della Porta, il tedesco Faber (Schmidt) e, dal 1611, Galileo Galilei. Da queste brevi note appare evidente il contrasto tra l’età così giovane del fondatore e lo scopo così alto e ardito che l’Accademia si prefiggeva. La spinta propulsiva impressa dal suo Fondatore e Princeps, il Cesi, fu talmente determinante che la sua prematura morte, ad appena 45 anni, nel 1630, rese vani i generosi sforzi dei superstiti Lincei per la fattiva continuità dell’elitario sodalizio romano. Si dovette attendere l’iniziativa di Papa Pio IX, nel 1847, perché nuovo vigore ed ardore corroborasse il seicentesco cenacolo accademico del Cesi. Cosa ci può riferire sui più significativi e recenti sviluppi dell’Accademia che dal 2021 con assoluto prestigio presiede, in particolar modo dal secondo dopoguerra in poi?
R: L’Accademia dei Lincei nasce nel 1603 per iniziativa di Federico Cesi, con l’ambizione, allora straordinaria, di indagare la natura “con occhi di lince”, cioè con rigore, libertà, metodo e visione.
Quella tensione originaria non si è mai spenta, pur attraverso le interruzioni e le rifondazioni che hanno segnato la nostra storia.
Nel secondo dopoguerra, l’Accademia ha progressivamente assunto un ruolo sempre più definito di istituzione scientifica nazionale al servizio della Repubblica, nel quadro costituzionale che garantisce la libertà della scienza e del suo insegnamento. Il riconoscimento dell’Alto Patronato Permanente del Presidente della Repubblica e il costante dialogo con le istituzioni sono espressione di questa funzione.
Negli ultimi decenni si è rafforzata in particolare la dimensione internazionale. La partecipazione attiva ai consessi delle grandi Accademie - dal G7 al G20, alle reti europee e globali - ha consolidato una pratica di “Science Diplomacy” che, soprattutto in tempi segnati da conflitti e tensioni, rappresenta uno strumento di dialogo fondato sulle evidenze scientifiche e sul rispetto reciproco. In questo senso, la tradizione delle Conferenze Amaldi e l’attività del Gruppo di lavoro per la Sicurezza internazionale e il controllo degli armamenti testimoniano una continuità di impegno su temi di altissima responsabilità.
Parallelamente, si è rafforzato il carattere interdisciplinare dell’Accademia. Scienze fisiche, matematiche e naturali e scienze morali, storiche e filologiche collaborano fattivamente: un nesso organico che oggi appare più che mai necessario, soprattutto quando innovazioni come l’intelligenza artificiale o le biotecnologie impongono riflessioni non solo tecniche, ma etiche e sociali.
Negli ultimi anni abbiamo inoltre intensificato l’apertura alla società: mostre scientifiche e storico-artistiche, digitalizzazione del patrimonio librario con l’istituzione della Digital Library che raccoglie manoscritti, libri antichi e pubblicazioni dell’Accademia dal 1870 ad oggi, attività della Fondazione Lincei per la Scuola, eventi trasmessi in streaming. L’Accademia resta un’istituzione di eccellenza, ma non autoreferenziale: il suo compito è contribuire, con sobrietà e rigore, alla crescita culturale del Paese.
D: L’Accademia Nazionale dei Lincei, rifacendosi all’art. 33 della nostra Costituzione che sancisce la libertà dell'arte, della scienza e del loro insegnamento, ha lo scopo di promuovere, coordinare, integrare e diffondere le conoscenze scientifiche nelle loro più elevate espressioni, rispettando l’unità e l’universalità della cultura. A tal fine promuove e organizza congressi, conferenze, convegni, seminari nazionali e internazionali, e realizza attività e missioni di ricerca. Inoltre fornisce, direttamente o su richiesta, pareri ad enti pubblici nei campi di propria competenza, avanzando proposte e delineando soluzioni. A coronamento dell’intensa attività culturale l’Accademia conferisce, in seno alla cerimonia di chiusura dell’anno accademico, attestati di esclusivo ed eletto valore, come il Premio del Presidente della Repubblica, del Ministro della Cultura, dell'Accademia dei Lincei, e i Premi Antonio Feltrinelli. Universalmente considerati i più rilevanti per importanza, articolazione e prestigio, questi premi assurgono a vero attestato di assoluta eccellenza, riconosciuti, con unanime condivisione, come i “Nobel italiani”. La presenza alla cerimonia delle più alte autorità dello Stato e del Presidente della Repubblica suggellano, ancor maggiormente, l’eccezionalità della manifestazione e delle attestazioni conferite. Vuole riferire qualcosa a tal proposito ai nostri lettori?
R: La cerimonia di chiusura dell’anno accademico è un momento solenne, non solo per la presenza del Presidente della Repubblica, ma perché in quella sede vengono conferiti riconoscimenti che rappresentano il vertice del sistema premiale italiano.
I Premi Antonio Feltrinelli, insieme al Premio del Presidente della Repubblica e a quelli del Ministro della Cultura e dell’Accademia, hanno una storia e un prestigio che li rendono un punto di riferimento per la comunità scientifica e culturale nazionale e internazionale. Sono premi assegnati a personalità e istituzioni che abbiano conseguito risultati di assoluta eccellenza nelle scienze, nelle lettere, nelle arti e, in alcuni casi, in ambito umanitario.
In molti casi hanno anche anticipato il riconoscimento di altri prestigiosi premi internazionali, come il Nobel.
Negli ultimi anni abbiamo voluto rafforzarne ulteriormente la visibilità e la funzione pubblica. Non si tratta soltanto di celebrare carriere eminenti, ma di indicare modelli di ricerca rigorosa, impegno civile e responsabilità sociale. In un tempo in cui la comunicazione tende a privilegiare l’effimero, questi premi richiamano l’attenzione sul valore della competenza, della continuità e della qualità del lavoro scientifico.
Abbiamo anche istituito, in circostanze eccezionali, Premi Feltrinelli straordinari destinati a organizzazioni impegnate in contesti di emergenza umanitaria, quale ad esempio il recente Premio per una impresa eccezionale di alto valore morale e umanitario svolta a favore della popolazione di Gaza e, precedentemente, quelli destinati al sostegno dell’Ucraina e delle popolazioni dell’Emilia-Romagna e dell’Italia centrale colpite da catastrofi naturali. È un modo per ricordare che la scienza e la cultura non sono separate dalla vita concreta delle persone e che l’Accademia non è indifferente alle grandi crisi del nostro tempo.
Da qualche anno abbiamo istituito anche i Premi Feltrinelli Giovani, dedicati a ricercatrici e ricercatori di non più di 40 anni; i vincitori entrano a far parte del Centro Interdisciplinare Linceo Giovani (una vera e propria “Accademia Giovani”) per la durata di sei anni per rimanere poi attivi, stiamo pensando, in un Collegio dedicato.
Ora, attraverso un premio dedicato a giovani dottori di ricerca di non più di 30 anni, stiamo organizzando un Centro linceo di studi avanzati postdoc, di carattere fortemente interdisciplinare.
D: Parliamo ora dell’organizzazione dell’Accademia. In seno all’Accademia sussistono, secondo Statuto, due Classi: una delle Scienze Fisiche, Matematiche e Naturali, e un’altra delle Scienze Morali, Storiche e Filologiche. Sono costituite, rispettivamente, di novanta Soci nazionali, novanta Soci corrispondenti e novanta Soci stranieri, oltre quelli nominati per particolari disposizioni, comunque non oltre 120 per Classe. L’elezione dei Soci nazionali o stranieri, dei Soci onorari, del Presidente e del Vice Presidente è sottoposta all’approvazione del Presidente della Repubblica. La ripartizione dei Soci in Categorie e Sezioni sono effettuate secondo il Regolamento accademico. Come viene coordinato il lavoro delle Classi? Qual è il criterio di scelta degli argomenti da studiare e trattare? Con quali mezzi e modalità l’Accademia rende note le argomentazioni finali degli studi effettuati? L’annuale sessione della durata di otto mesi, da novembre a giugno dell’anno successivo, durante la quale hanno luogo Assemblee e Adunanze a Classi Riunite, trova completamento nella Seduta Solenne che si effettua, di tradizione, nel mese di giugno. Inoltre, ciascuna Classe tiene mensilmente una seduta ordinaria. Vuole spiegare per sommi capi come si svolge il complesso ed articolato lavoro scientifico dell’Accademia?
R: L’Accademia si articola in due Classi - Scienze Fisiche, Matematiche e Naturali e Scienze Morali, Storiche e Filologiche - che operano in stretta collaborazione. Ogni Classe tiene sedute ordinarie mensili, mentre le Assemblee a Classi Riunite consentono di affrontare temi trasversali e di assumere decisioni comuni.
La scelta degli argomenti nasce prevalentemente dall’iniziativa del Consiglio di Presidenza, delle Socie e dei Soci e delle Commissioni, che propongono questioni scientifiche di rilievo internazionale o problemi di particolare impatto per il Paese. I criteri sono il rigore metodologico, l’attualità e la rilevanza culturale e sociale. Accanto ai convegni specialistici - numerosi e spesso di alto profilo internazionale - promuoviamo cicli tematici di più ampio respiro, come quelli dedicati al “Futuro dell’umanità” o all’impatto dell’intelligenza artificiale nei diversi ambiti disciplinari, a cui sono dedicate le nostre “Conferenze Istituzionali”.
Per una rivista medico-scientifica come “Oftalmologia Domani”, desidero ricordare l’impegno costante dell’Accademia sui temi della salute pubblica. Recentemente la Commissione Salute ha promosso un approfondito documento sulla crisi dei servizi sanitari universalistici, mettendo a confronto diversi modelli e richiamando l’attenzione sui rischi che incombono sul Servizio Sanitario Nazionale. In passato ci siamo espressi, sempre sulla base delle evidenze, su vaccini, emergenze virali, ambiente e salute.
I risultati dei nostri lavori vengono pubblicati nelle nostre riviste (i “Rendiconti”), in volumi monografici, in documenti ufficiali trasmessi alle istituzioni e diffusi attraverso il sito e i canali digitali. Il nostro obiettivo, oltre a - come avete giustamente ricordato - promuovere, coordinare, integrare e diffondere le conoscenze scientifiche nelle loro più elevate espressioni, è anche quello di offrire alla politica analisi fondate, affinché le decisioni possano poggiare su basi scientifiche solide. Un accordo con la Camera dei Deputati ha promosso un Premio comune su argomenti interdisciplinari e due conferenze, ogni anno, tenute in Parlamento da Soci lincei.
D: Affrontiamo il problema dell’istruzione scolastica nel nostro paese. Il fenomeno dell'esodo dei cervelli, di brillanti e qualificati giovani che migrano verso l'estero, è una realtà da tempo sempre più presente in Italia. È legato, tra le tante motivazioni, alla constatazione di non ricevere un’adeguata gratificazione proporzionata al proprio merito. Questa sensazione è presente nel mondo accademico in special modo ma, più in generale, anche nel mondo del lavoro. Si cercano all'estero le opportunità che vengono negate in patria, in termini economici e di carriera. Il danno per la perdita di capitale umano per un paese è più grave, nel lungo tempo, dell’arretramento del PIL. Inoltre, l’elevato livello di abbandono scolastico, soprattutto nel Mezzogiorno, il numero di laureati inferiore alla media europea, la spesa pubblica per l'istruzione inferiore alla media OCSE, e il minor guadagnano degli italiani, fanalino di coda del G7 e dei Paesi con PIL comparabili, completano il panorama non edificante dell’istruzione e del lavoro in Italia. Come l’Accademia può incidere su questa sfavorevole deriva? Quali iniziative ha preso ed intende prendere? Quali suggerimenti indica a tal riguardo?
R: Il fenomeno dell’emigrazione dei giovani ricercatori è motivo di seria preoccupazione. Molto è stato fatto negli ultimi anni, anche grazie al PNRR, per rafforzare infrastrutture e opportunità. Tuttavia, restano criticità strutturali: finanziamenti non sempre stabili, eccessiva burocratizzazione, procedure di acquisto della strumentazione scientifica non competitive rispetto ad altri Paesi europei.
L’Accademia ha elaborato e sostenuto proposte per un finanziamento pluriennale e strategico della ricerca, nella convinzione che la programmazione a lungo termine sia condizione essenziale per trattenere e attrarre talenti. Parallelamente, abbiamo promosso un confronto sulle università telematiche, affinché siano garantiti standard di qualità adeguati e sia evitata una deriva puramente commerciale dell’offerta formativa.
Attraverso la Fondazione Lincei per la Scuola, inoltre, svolgiamo un’intensa attività di aggiornamento degli insegnanti, dalle discipline STEM alla lingua italiana, fino a iniziative sui corretti stili di vita. Investire sulla formazione significa agire a monte, creando le condizioni culturali per una società più consapevole e competitiva.
Il Centro linceo di studi avanzati post-doc si inserisce in questa stessa visione, ma rivolta alla formazione di una Classe dirigente sempre più preparata. L’Accademia può incidere soprattutto con la forza delle idee, dei documenti e del dialogo istituzionale. Può sembrare poco rispetto alla vastità dei problemi, ma un “poco” fondato su rigore e autorevolezza può, nel tempo, produrre effetti significativi.
D: Come ultima domanda Le chiedo di inviare, attraverso questa Rivista, un saluto e un augurio ai nostri tanti giovani oftalmologi che stanno per affrontare la vita professionale, a volte gratificante, ma anche così irta di ostacoli ed immancabili delusioni. Quali leve utilizzare, umane e di studio, per affrontare con successo il percorso professionale, dopo la laurea e la specializzazione, comune cammino per i nostri giovani medici? Quali personali esperienze può suggerire perché possano sempre tendere ad alti ed eccellenti traguardi che Lei ha raggiunto così palesemente e con assoluto prestigio?
R: Ai giovani medici, e in particolare agli oftalmologi che si preparano a un percorso impegnativo e affascinante, vorrei rivolgere un augurio di fiducia e di responsabilità.
La medicina contemporanea è sempre più tecnologica e interdisciplinare. Strumenti diagnostici avanzati, intelligenza artificiale, nuove terapie impongono un aggiornamento continuo. Ma nessuna tecnologia può sostituire la qualità umana del rapporto con il paziente: competenza scientifica e attenzione alla persona devono procedere insieme.
Suggerirei dunque tre leve fondamentali: studio permanente, apertura internazionale e soprattutto senso etico e sociale della professione.
La credibilità della medicina, come quella della scienza, oltre che sulla competenza tecnica si fonda sulla trasparenza e sull’onestà intellettuale.
A tutti va il mio incoraggiamento più sincero. La qualità della sanità italiana dipenderà anche dalla loro preparazione e dal loro impegno.
La ringrazio immensamente per aver concesso alla nostra Rivista questa esclusiva intervista a nome di tutta la Redazione e, in particolare, del direttore editoriale Antonello Rapisarda, che con grande favore ed entusiasmo ha accolto questa iniziativa. I nostri lettori, dopo questa lettura, saranno più vicini alla vita dell’Accademia dei Lincei, agli studi e alle tante iniziative che con sagacia, estrema competenza ed eletta motivazione la Sua Presidenza incoraggia e, con fervente determinazione, promuove e stimola.
