LE INTERVISTE DI OFTALMOLOGIA DOMANI

a cura di



Amedeo Lucente
Oculista Libero Professionista

Con affiliazione sempre più convinta e partecipazione sempre più solidale un crescente numero di colleghi leggono e, con assiduità, seguono Oftalmologia Domani.

Il target della Rivista è sempre stato la divulgazione, offrire nuovi aggiornamenti, suscitare utili confronti, evidenziare argomenti controversi con il contributo di professionisti che più di altri hanno approfondito le tematiche in discussione.

Credo che negli anni questi obbiettivi siano stati raggiunti, e che il prestigio della Rivista sia ormai riconosciuto.

La direzione editoriale inizialmente pensata e indicata da Costantino Bianchi, indiscusso protagonista della divulgazione scientifica oftalmologica in Italia, viene ancora una volta percorsa, confermata e, con convinzione, condivisa.

Con uno sguardo verso il panorama oftalmologico internazionale la Rivista si è aperta a nuovi orizzonti scientifici attraverso il proficuo colloquio con molti apprezzati colleghi, universalmente riconosciuti come leader.

Lo squarcio da poco aperto nel mondo delle altre specialità mediche, che presentano campi di interesse comune, contribuisce a rendere la Rivista ancora più accattivante, ancora più completa.

Questi ampi orizzonti sono percorribili ed esplorabili grazie alla lungimiranza culturale della direzione della Rivista che ha appoggiato e, con condivisione, avallato questi fecondi percorsi interdisciplinari.

Altrettanto lusinghieri e di largo interesse sono i contatti che la Rivista sta intessendo con il mondo istituzionale, verso il quale è sempre tanto difficile rapportarsi.

I punti di forza della Rivista sono stati e restano tuttavia gli articoli ed il focus su “argomenti caldi”. Tanti colleghi inviano il loro contributo che con soddisfazione pubblichiamo, sicuri di rendere un servizio efficace all’interscambio di idee ed opinioni utili ai nostri lettori.

Il giornalismo scientifico è attività tanto ardua quanto gratificante. Oltre a diffondere e promuovere approfondimenti su specifiche tematiche, il suo più elevato intento è la discussione di condotte medico-chirurgiche che risultino infine efficacemente condivise a favore della salute dei nostri pazienti.

La Redazione di Oftalmologia Domani attende i vostri contributi ed è sempre aperta alle vostre richieste con sincera e favorevole accoglienza.

Buona lettura.


Sen. Francesco Zaffini
Presidente della 10ª Commissione permanente (Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale)

D: Lei è il Presidente della 10° Commissione permanente del Senato della Repubblica “Affari sociali, sanità, lavoro pubblico, privato e previdenza sociale” composta da 22 senatori che rappresentano le forze politiche presenti in Parlamento. Dalla XIX legislatura, iniziata il 13 ottobre 2022, si è deciso di accorpare in un’unica Commissione le competenze precedentemente svolte dalla 11ª Commissione, che si interessava di Lavoro pubblico, privato e previdenza sociale e della 12ª Commissione, che si interessava di Igiene e Sanità. Un gran lavoro che necessita di un grande impegno. Cosa ci può dire a riguardo?

R: Effettivamente con la riduzione del numero dei parlamentari, sia alla Camera dei Deputati che qui in Senato, come ricordava lei anche le singole Commissioni sono state ridotte e accorpate, passando a Palazzo Madama da 14 a 10. Una Commissione - quella che mi onoro di presiedere sin dall’inizio della Legislatura e che ha visto la mia carica rinnovarsi lo scorso giugno a metà mandato - che è investita della responsabilità di affrontare le tante e delicate tematiche inerenti il mondo del lavoro, sia pubblico che privato, quello della sanità, quello della previdenza e non ultimo i temi dei cosiddetti affari sociali.
Temi che hanno un filo comune che necessita di sensibilità e attenzione per i cittadini italiani e che impegna tutti i prestigiosi membri della X Commissione, sia di maggioranza che di opposizione, in un dialogo, un confronto leale e serrato per dare al Paese le risposte corrette, condivise e lungimiranti, sui tanti argomenti trattati.

D: La legge costituzionale del 19 ottobre 2020 in materia di riduzione del numero dei parlamentari, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 261 del 21 ottobre 2020, con la modifica degli articoli 56 e 57 della Costituzione ha diminuito il numero dei parlamentari. I deputati sono passati da 630 a 400, i senatori da 315 a 200, i parlamentari sono in tutto 600, non più 945. A causa di tale scelta può accadere di essere nominati in più Commissioni e dover partecipare contemporaneamente a più tavoli di trattative.
Inoltre le Commissioni sono spesso accorpate come quella da Lei presieduta con un ridotto numero di componenti, a fronte dell’aumento a volte considerevole del lavoro da svolgere. Cosa ci vuol riferire a riguardo? La riduzione dei parlamentari, così tanto voluta dall’opinione pubblica, ha riscontri positivi sui lavori parlamentari?

R: La riduzione del numero dei parlamentari, attuata con la legge costituzionale n. 1 del 2020 fortemente voluta da una parte politica in un’epoca nella quale la soluzione a tutti i mali del Paese sembrava passasse proprio da qui, ha certamente imposto un potenziale aggravio del carico di lavoro per i singoli parlamentari, specialmente nelle commissioni, influenzando spesso negativamente l’attività istruttoria e, potenzialmente, la partecipazione consapevole al procedimento legislativo. Di conseguenza a mio avviso non credo sia stata una scelta che contenga in se particolari aspetti positivi per quanto riguarda la snellezza e l’efficacia dei lavori parlamentari.
Oltre a ciò, non va dimenticato che questa modifica comporta altresì un maggiore peso percentuale dei 58 delegati regionali (più i senatori a vita) nell'elezione del Presidente della Repubblica, in quanto il numero dei parlamentari elettivi è diminuito, ma non quello dei delegati.

D: Lei si è laureato in Scienze Politiche all'Università di Perugia e ha avuto un ruolo di assistente alla Cattedra di Marketing della Facoltà di Economia. È stato dirigente bancario al Banco di Sicilia, Presidente nazionale dell’ANIT, Associazione Nazionale per l’Incremento Turistico, e Segretario regionale per l'Umbria dell’UGL Credito, Unione Generale del Lavoro.
Partendo da Spoleto ha svolto più volte il ruolo di Consigliere nella Regione Umbria e, dopo molti altri incarichi, dal 2018 siede sugli scanni del Senato della Repubblica. Cosa spinge veramente un giovane laureato già con un’attività lavorativa di rilievo ad intraprendere la strada della politica? Ne vale la pena? Rifarebbe nuovamente quelle scelte? Consiglierebbe ad un giovane appassionato di politica di intraprendere la strada da Lei scelta?

R: La politica è sempre stata nel mio cuore, nel mio DNA, mi ha accompagnato lungo tutto il percorso della vita. A 16 anni sono entrato nel Movimento Sociale Italiano, l’MSI.
Finito il mio ciclo di studi, ho iniziato la carriera da bancario arrivando negli anni a ruoli dirigenziali: anche nel mio lavoro ho portato la mia voglia e la mia esperienza politica entrando nella rappresentanza sindacale. Tutto questo senza mai dimenticare, sin da ragazzino, il volontariato sociale che della politica è la migliore espressione.
Negli anni poi, la fortuna e l’impegno mi hanno portato a ricoprire incarichi importanti, nel lavoro, nel mondo sindacale e nella politica: consigliere regionale in Umbria e poi dal 2018 siedo sugli scranni di Palazzo Madama, come senatore e in quest’ultima Legislatura, anche da Presidente della X Commissione permanente del Senato della Repubblica. Si rifarei le stesse scelte e consiglierei ai giovani di occuparsi di volontariato sociale per far crescere dentro di se quella voglia, quella consapevolezza dell’importanza di occuparsi degli altri e della Cosa pubblica. Il mestiere più bello del mondo.

D: La sostenibilità del sistema sanitario italiano rappresenta un tema di primaria importanza.
La domanda di servizi sanitari non solo in Italia sta aumentando anche per l'invecchiamento della popolazione. Il nostro Servizio Sanitario Nazionale è sempre più in difficoltà nel garantire cure adeguate per tutti. L’Italia destina il 6,3% del suo PIL alla spesa sanitaria, nonostante sia il secondo paese al mondo per popolazione anziana.
In altri Paesi, con una popolazione più giovane come l’Inghilterra, la percentuale del finanziamento sanitario rispetto al PIL è del 9%, mentre in Francia e Germania è di circa il 10%. Secondo l’ISTAT nel 2022 il 50% delle visite specialistiche ambulatoriali ed il 30% degli accertamenti diagnostici è stato pagato direttamente dagli italiani. Si andrà sempre più verso la privatizzazione delle prestazioni sanitarie?
Quale prospettive intravede per il nostro paese e per il Vecchio Continente in generale sul tema della salute pubblica?

R: La sostenibilità del sistema sanitario italiano è oggi una delle sfide più complesse e urgenti che il nostro Paese si trova ad affrontare. Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), sin dalla sua istituzione nel 1978, si fonda sui principi di universalità, eguaglianza ed equità. Tuttavia, l’attuale quadro economico, demografico e sociale sta mettendo a dura prova la capacità del SSN di garantire cure adeguate a tutti, in tempi certi e con costi sostenibili.
Il nostro Governo sin dal suo insediamento ha assicurato alla sanità risorse crescenti; basti pensare che nel 2022 il finanziamento ammontava a 126 miliardi di euro, e che con la Legge di bilancio 2025, nel complesso, il livello del finanziamento del Servizio sanitario nazionale passerà dai 136,5 miliardi del 2025 ai 141,3 miliardi del 2027. Tale sforzo, tuttavia, fa i conti con una popolazione che invecchia - l’Italia è il secondo Paese al mondo per popolazione anziana, con oltre 14 milioni di persone over 65 – con tutto ciò che questo comporta in termini di carico crescente di cronicità e bisogno assistenziale.
Il risultato è un sistema che, pur restando formalmente universale, vede crescere disuguaglianze di accesso. La spesa sanitaria privata nel 2022 ha raggiunto 41,5 miliardi di euro, in un contesto segnato da bassi salari, alta inflazione e una quota crescente di popolazione in povertà (oltre 6 milioni di persone). Si tratta di un trend chiaramente insostenibile, che rischia di minare uno dei capisaldi della democrazia italiana: il diritto universale alla salute. Una soluzione percorribile per evitare questa deriva è senz’altro una profonda riforma della sanità integrativa, da intendersi non come alternativa ma come complemento al SSN. L’obiettivo deve essere l’integrazione di sistema, in una logica di sussidiarietà, che rafforzi e sostenga il servizio pubblico, senza sostituirlo. L’esperienza europea ci offre già modelli interessanti, come nei casi di Francia e Germania. Anche l’Italia può percorrere una strada simile; a tale scopo, a inizio legislatura ho avviato nella 10° Commissione da me presieduta una indagine conoscitiva “sulle forme integrative di previdenza e di assistenza sanitaria nel quadro dell’efficacia complessiva dei sistemi di Welfare e di tutela della salute”, nel corso della quale abbiamo provveduto a svolgere un ampio ciclo di audizioni di soggetti altamente qualificati, quali autorità indipendenti, associazioni di categoria, sindacati ed enti di ricerca, nonché esperti. Questo lavoro approfondito ci ha consentito di tracciare alcune linee direttrici che abbiamo l’obiettivo di tradurre in un disegno di legge organico di riforma del sistema.
Tale disegno di legge punta al raddoppio dei cittadini coperti da fondi integrativi (da 15 a 30 milioni), attraverso il contrasto all’elusione contributiva da parte delle imprese, l’estensione dei piani sanitari ai nuclei familiari e ai pensionati, con logiche mutualistiche, l’apertura dei fondi a lavoratori autonomi, P.IVA e soggetti inoccupati e l’inclusione del pubblico impiego. In merito a tale ultimo punto, un punto di partenza è rappresentato dal decreto-legge 14 marzo 2025, n. 25, recante “Disposizioni urgenti in materia di reclutamento e funzionalità delle pubbliche amministrazioni”, che ha stanziato risorse per la copertura assicurativa integrativa delle spese sanitarie del personale scolastico per gli anni dal 2026 al 2029, delegando alla contrattazione collettiva integrativa a livello nazionale i criteri e le modalità di accesso al sistema di assistenza integrativa. Inoltre, una riforma non può prescindere da una revisione del quadro normativo, che includa maggiore trasparenza, efficienza e rendicontazione dei fondi.
In conclusione, il futuro della sanità pubblica necessita di un consolidamento del secondo pilastro, unitamente al rafforzamento della sanità territoriale che si sta realizzando anche grazie agli interventi del PNRR. Questi due elementi aiuterebbero in modo sostanziale ad alleggerire il SSN e a consentire a quest’ultimo di veicolare correttamente le risorse.

D: Ringraziandola anche al nome del Direttore Antonello Rapisarda e di tutta la Redazione di Oftalmologiadomani.it, vorrei che alla fine di questa conversazione inviasse un messaggio agli oltre 8000 Oftalmologi italiani che leggono e con interesse seguono la nostra Rivista.

R: Sin dal suo insediamento, il nostro Governo ha dimostrato attenzione alle tematiche legate all’oftalmologia. Un segnale concreto è la presenza nella 10ª Commissione permanente del Senato, da me presieduta, del Senatore di Fratelli d’Italia Giovanni Satta, oculista e presidente dell’Intergruppo parlamentare per la prevenzione e cura delle patologie oculari, impegnato a rappresentare le istanze della categoria.
Inoltre, l’8 luglio scorso si è insediato il nuovo Consiglio Superiore di Sanità per il triennio 2025-2028, che include la Prof.ssa Vincenza Maria Elena Bonfiglio, figura di rilievo nel campo dell’oftalmologia: la sua nomina è ulteriore prova della sensibilità del Governo verso il settore.
Attualmente è in discussione presso la 10ª Commissione un disegno di legge per la tutela delle persone affette da patologie oculari cronico-degenerative, che promuove un approccio alla cura basato su prevenzione, tempestività, medicina predittiva e universalistica, andando oltre la semplice erogazione di prestazioni.
In merito alle patologie croniche invalidanti, l’oftalmologia ha fatto grandi passi avanti, ed è necessario che le politiche sanitarie accompagnino questi cambiamenti, valorizzando anche i professionisti. In tale direzione va la proroga, fino al 31 dicembre 2025, dello “scudo penale” previsto dal Decreto Milleproroghe, che limita la responsabilità penale dei sanitari ai soli casi di dolo e colpa grave, in attesa della revisione della legge Gelli Bianco, già avviata nel 2023 tramite una Commissione istituita presso il Ministero della Giustizia. Questi interventi mirano a ricostruire la fiducia tra cittadini e operatori sanitari, compromessa dalla pandemia, richiedendo un impegno congiunto di tutte le istituzioni e dei media.

Grazie Senatore Zaffini per questa intervista a nome della Redazione e del Direttore Editoriale Antonello Rapisarda. L’opportunità di questo colloquio sicuramente avrà favorevoli risvolti e grande accoglimento sui tanti nostri lettori.

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