La mania tutta americana di imporre dazi
Un po’ di storia
La parola dazio ha un’origine greca, deriva dal termine “dekama”, più in particolare dal verbo greco “dekomai” che significa “ricevere”.
Adottato dai romani (datio-onis), con significato di “il dare, il consegnare”, più tardi approda al termine “datium–datii”, e così arriva ai giorni nostri.
È un’imposta indiretta sui consumi, di riscossione mediata, che colpisce la circolazione dei beni da uno stato all’altro, dazio esterno o doganale, o anche in passato da un comune all’altro, dazio interno. Può essere aggettivato anche come dazio d’importazione o d’esportazione, d’entrata o d’uscita, di transito. Si riscuoteva nell’antichità al passaggio della cinta daziaria in caso di comuni chiusi, oppure all’atto dell’introduzione dei beni nelle botteghe di vendita al dettaglio nei comuni aperti.
Nel Medioevo il dazio era chiamato gabella (dal latino medievale gabella e dall’arabo qabāla, garanzia, cauzione, contratto). Il frazionamento politico nel feudalesimo rese più complesso il movimento delle merci. Con l'avvento del mercantilismo, la formazione delle signorie e degli stati mutò la politica doganale. Lo sviluppo dei trattati commerciali e l’istituzione di porti franchi portò maggiore liberalizzazione dei mercati e la nascita di un sistema di dogane di confine.
Il mercantilismo, politica economica prevalente in Europa dal XVI al XVII Secolo, esaltò il valore politico-economico del dazio. Si basava sul concetto di predominio economico: una nazione era tanto più potente quanto più le sue esportazioni fossero prevalenti sulle importazioni. In economia si parla di surplus commerciale o di bilancia commerciale positiva. Porre dazi è pratica tanto antica quanto la storia dell’umanità.
San Matteo, Apostolo e primo Evangelista, fu doganiere a Cafarnao prima della sua conversione. Presso il lago di Tiberiade vi era uno snodo commerciale di rilevante importanza dove era localizzato un ufficio doganale con un presidio di soldati romani; i doganieri erano particolarmente invisi alla popolazione locale. Presso quella dogana Matteo, figlio di Alfeo, colto e di ceto agiato, svolgeva la sua attività riscuotendo dazi sulle merci che transitavano verso le coste del Mediterraneo.
Dazi non solo di Trump
Il Wall Street Journal, giornale conservatore, ha definito i dazi di Trump “i più stupidi della storia”.
Raramente c’è stato tanto unanime consenso tra economisti ed esperti di mercati finanziari nel dare un giudizio così negativo alla decisione di imporre dazi, reali o minacciati, da parte di Trump. Le Tariff Act sono dazi imposti dagli USA a cominciare dal 1789, anno della prima Tariff Act, l’Hamilton Tariff, dal nome del Segretario del Tesoro Alexander Hamilton.
Fu promossa dal deputato James Madison, approvata e firmata dal presidente George Washington, ratificata dal Congresso degli Stati Uniti dopo la Costituzione del 1787. Dal 1789, per oltre 200 anni, vennero emesse leggi e applicati dazi da parte di molti presidenti, ultima quella del 2018, della prima amministrazione Trump.
Pertanto i dazi non sono affatto una novità nella politica degli Stati Uniti d’America.
Il più evidente ripristino doganale del Novecento ci fu dopo il crollo dei mercati finanziari del 1929 con la grave crisi economica che ne seguì. Nel 1930, il presidente Repubblicano Herbert Hoover, approvò lo Smoot-Hawley Act, dal nome dei due parlamentari primi firmatari. Reintroduceva dazi generalizzati per proteggere i prodotti agricoli statunitensi dalla concorrenza estera. Esteso anche a molti beni industriali, con il 20% sui prodotti importati dall’estero, provocò immediate reazioni da parte degli stati europei, con conseguente riduzione di scambi commerciali fino al 60% nei tre anni dopo.
Alcuni tra i più importanti storici ed economisti ritennero quei dazi reciproci determinanti nell’aggravare la Grande Depressione (Grande crisi o Crollo di Wall Street), dopo il drammatico calo della Borsa di New York il 24 ottobre 1929, il cosiddetto giovedì nero.
In Europa favorirono il fallimento di alcune grandi banche nonché la nascita e la diffusione di ideologie estremiste e nazionaliste. Il presidente Hoover, per tutta conseguenza, non venne più rieletto.
Progressivamente dal 1934 al 1939 il suo successore, il democratico Franklin Delano Roosevelt, si apprestò a firmare trattati di libero scambio, dando fine all’era hooveriana dei dazi.
