Amedeo Lucente
Oculista Libero Professionista

Montaggio tomografico e angio-tomografico con imaging widefield

Abstract: L’imaging a campo allargato è divenuto standard non solo nello screening della DR, ma anche nello studio di numerose altre patologie coroido-retiniche. Dopo successive evoluzioni, si raggiunse lo standard dei 30°, utilizzato fino alla pubblicazione dell’ETDRS.
Negli anni Ottanta e Novanta furono commercializzati dispositivi fotografici in grado di acquisire immagini con apertura di 45° in un singolo scatto (one-shot) e di effettuare montaggi fino a circa 75°, conformandosi agli standard richiesti dallo studio ETDRS. L’impiego quotidiano dell’imaging UWF ha aperto nuovi ambiti di ricerca e migliorato le capacità diagnostiche, terapeutiche e prognostiche in numerose patologie. L’analisi dei dati provenienti da immagini a campo ampio consente di sfruttare appieno le potenzialità dei dispositivi più avanzati. Il montaggio angio-tomografico è stato realizzato con Cirrus Zeiss Angioplex 6000 (SW Ver: 11.5.2). Si propone la possibilità di una ricostruzione mediante sovrapposizione di singole linee B-Scan da 12 mm (di norma tre) e di scansioni angiografiche 12Å~12mm (da tre a cinque). Con un montaggio semplice ma accurato è possibile ottenere un campo lineare paragonabile a quello dei più recenti OCT a grande campo, sia in modalità B-Scan che angiografica. Il principale limite di questa soluzione, economica ma efficace, è rappresentato dal tempo necessario per il montaggio manuale o semi-manuale tramite software di elaborazione. Il vantaggio consiste nella possibilità di sfruttare le potenzialità widefield dei dispositivi già in uso, senza dover sostenere i costi dei nuovi sistemi “one-shot”, spesso elevati, soprattutto in ambito privato.

Keywords: SD-OCT, Angio-OCT, Widefield, Ultra-Widefield.

Introduzione

I recenti progressi delle ottiche applicabili ai dispositivi oftalmologici hanno notevolmente ampliato e migliorato il campo retinico esplorabile sia fotograficamente che angio-tomograficamente.

Per descrivere queste nuove performance di imaging a campo esteso sono stati introdotti nuovi termini: Widefield (WF) e Ultra-Widefield (UWF). Alcuni dispositivi per la diagnostica retinica consentono oggi il montaggio automatico o semi-automatico di immagini centrali e periferiche, ampliando l’angolo d’apertura visualizzabile. Questa caratteristica è applicabile sia nella fotografia retinica sia nelle indagini tomografiche e angio-tomografiche. L’esigenza di un imaging ad ampio campo si manifestò inizialmente con lo studio ETDRS (Early Treatment Diabetic Retinopathy Study), trial clinico multicentrico promosso dal National Eye Institute (NEI). Si trattava di uno studio randomizzato volto a valutare l’efficacia della fotocoagulazione con laser ad argon rispetto al trattamento con aspirina nella gestione di pazienti affetti da retinopatia diabetica non proliferante (NPDR) o da retinopatia diabetica proliferante ad alto rischio (HR-PDR).

Iniziato nel dicembre 1979, completato nel giugno 1985, con follow-up fino al 1988 e pubblicato nel 1991, lo studio coinvolse 22 centri, 3.711 pazienti di età compresa tra 18 e 70 anni, con acuità visiva uguale o superiore a 20/40 e senza precedenti trattamenti laser. L’imaging retinico previsto dallo studio ETDRS utilizzava la cosiddetta fotografia a 7 campi, che copriva una porzione di retina non oltrepassante di molto le arcate vascolari. Questa metodica consentì una diagnosi più accurata e una pianificazione più precisa del trattamento della retinopatia diabetica (DR). Il montaggio 7-Field da 30° - standard fotografico ETDRS - garantiva un campo di circa 75°.

Da allora, l’imaging a campo allargato è divenuto standard non solo nello screening della DR, ma anche nello studio di numerose altre patologie corio-retiniche. La prima fundus camera si basava sui principi di ottica geometrica dell’oculista svedese Allvar Gullstrand (1862-1930), premio Nobel per la Medicina nel 1911. Fu realizzata da Carl Zeiss nel 1926 e commercializzata nel 1930 con un’apertura angolare di 10°, successivamente portata a 20°.

Il tempo di esposizione era di 0,5 secondi e il supporto di registrazione era la pellicola fotografica a colori.

Dopo successive evoluzioni, si raggiunse lo standard dei 30°, utilizzato fino alla pubblicazione dell’ETDRS. Negli anni Ottanta e Novanta furono commercializzati dispositivi fotografici in grado di acquisire immagini con apertura di 45° in un singolo scatto (one-shot) e di effettuare montaggi fino a circa 75°, conformandosi agli standard richiesti dallo studio ETDRS.

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