A 270 anni dal terremoto di Lisbona, spartiacque tra mondo antico e mondo moderno
L’evento sismico
Il terremoto di Lisbona del 1755 è stato il più rilevante evento sismico in Europa negli ultimi duemila anni. Le cronache dell’epoca riferiscono che le scosse durarono diversi minuti: alcune fonti parlano di sette, altre fino a quindici minuti.
L’epicentro fu localizzato nell’Oceano Atlantico, a circa 200–300 km da Lisbona. Studi più recenti stimano che il sisma abbia raggiunto una magnitudo di 8,9 sulla scala Richter (che arriva a 10), rendendolo uno dei terremoti più violenti e distruttivi mai registrati in Europa, paragonabile, per numero di vittime e danni, solo a quello di Messina del 1908, che tuttavia raggiunse una magnitudo inferiore, pari a 7,3.
Intorno alle ore 9:00–9:30 del mattino, secondo diverse testimonianze, un boato improvviso scosse Lisbona dalle fondamenta, facendo precipitare la città in un incubo apocalittico. Un suono cupo e sinistro si levò dal sottosuolo, mentre gli edifici crollavano uno dopo l’altro, lasciando dietro di sé fumo, macerie e morte. I sopravvissuti cercarono rifugio negli spazi aperti, in particolare presso il porto e l’area del molo. Si trattò, purtroppo, di una decisione fatale: pochi minuti dopo, un imponente tsunami con onde alte tra i 5 e i 20 metri sommerse il porto e le zone circostanti, incrementando ulteriormente il bilancio delle vittime. Seguirono altre due ondate, di minore intensità.
Gli incendi
Le aree risparmiate dal terremoto e dallo tsunami furono, come se non bastasse, devastate da numerosi incendi. Questi furono causati dalla caduta di camini, dal propagarsi delle fiamme dei focolari domestici e dalle migliaia di candele accese nelle chiese. In quella mattina, in occasione della festività di Ognissanti, molte famiglie si trovavano nei luoghi di culto, dove trovarono una morte atroce. La popolazione di Lisbona, allora in prevalenza cattolica, partecipava numerosa alle celebrazioni religiose. Gli incendi, alimentati dal legno usato per le strutture portanti delle abitazioni e soprattutto delle chiese, imperversarono per cinque giorni, completando la distruzione della città. Il crollo dei tetti in fiamme provocò ulteriore devastazione.
Si stima che le vittime furono tra le 60.000 e le 100.000, su una popolazione cittadina compresa, secondo diverse fonti, tra i 200.000 e i 275.000 abitanti.
All’epoca, Lisbona era la quarta città più popolosa d’Europa, dopo Londra, Parigi e Napoli.
